Il cibo è una dimensione primordiale, una esperienza fondamentale.
Per le Medicine più antiche, come l’Ayurveda, l’assunzione del cibo è uno dei fattori più importanti per la salute, oltre alla sua digestione: “E’ importante ciò che si mangia, ma è ancora più importante come lo si digerisce.” A questo concetto, come vedremo ampiamente, si collega quello della personalizzazione dell’alimentazione.
Noi assumiamo delle abitudini alimentari fino da quando incominciamo ad esistere. Questa affermazione non è esagerata, perché è provato che le abitudini alimentari di chi ci ha preceduto (e in particolare quelle di nostra madre durante la gravidanza) concorrono a determinare le nostre personali preferenze nel corso della vita.
Il cibo a cui siamo abituati ha tra l’altro, per noi, una grande valenza affettiva. Tutti, credo, ricordiamo i cibi della nostra infanzia come qualcosa di particolare: un odore, un sapore , il sapore e l’odore di quel particolare cibo sono spesso associati ad una situazione, ad una atmosfera, ad un ambiente familiare, ai genitori o ai nonni ecc; queste esperienze condizioneranno i nostri gusti e le nostre abitudini future. Secondo le Medicine tradizionali è bene mangiare cibo prodotto nella zona in cui siamo nati e cresciuti; è il cibo a cui si sono adattati i nostri predecessori; è importante infatti capire che le cellule di riconoscimento del nostro intestino si sono “abituate” a quei cibi che i nostri genitori, nonni ed antenati hanno mangiato prima di noi; questo spiega anche l’effetto molto negativo dei profondi cambiamenti che sono avvenuti negli ultimi quarant’anni nella nostra alimentazione: cambiamenti troppo rapidi nella qualità dei cibi e nelle abitudini, rispetto a secoli e millenni precedenti. Ci torneremo più avanti.
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