ALIMENTAZIONE   CONSIGLI ALIMENTARI

Consigli alimentari


Il cibo è una dimensione primordiale, una esperienza fondamentale.

Per le Medicine più antiche, come l’Ayurveda, l’assunzione del cibo è uno dei fattori più importanti per la salute, oltre alla sua digestione: “E’ importante ciò che si mangia, ma è ancora più importante come lo si digerisce.” A questo concetto, come vedremo ampiamente, si collega quello della  personalizzazione dell’alimentazione.

Noi assumiamo delle abitudini alimentari fino da quando incominciamo ad esistere. Questa affermazione non è esagerata, perché è provato che le abitudini alimentari di chi ci ha preceduto (e in particolare quelle di nostra madre durante la gravidanza) concorrono a determinare le nostre personali preferenze nel corso della vita.

Il cibo a cui siamo abituati ha tra l’altro, per noi, una grande valenza affettiva.  Tutti, credo, ricordiamo i cibi della nostra infanzia come qualcosa di particolare: un odore, un sapore , il sapore e l’odore di quel particolare cibo sono spesso associati ad una situazione, ad una atmosfera, ad un ambiente familiare, ai genitori o ai nonni ecc; queste  esperienze  condizioneranno i nostri gusti e le nostre abitudini future. Secondo le Medicine tradizionali è bene mangiare cibo prodotto nella zona in cui siamo nati e cresciuti; è il cibo a cui si sono adattati i nostri predecessori; è importante infatti capire che le cellule di riconoscimento del nostro intestino si sono “abituate” a quei cibi che i nostri genitori, nonni ed antenati hanno mangiato prima di noi; questo spiega anche l’effetto molto negativo dei profondi cambiamenti che sono avvenuti negli ultimi quarant’anni nella nostra alimentazione: cambiamenti troppo rapidi nella qualità dei cibi  e nelle abitudini, rispetto a secoli e millenni precedenti. Ci torneremo più avanti.

 

Il tipo di alimentazione “tradizionale” nella nostra zona comporta inoltre un profondo condizionamento culturale, in due sensi: 

1) approvazione da parte degli altri e sensazione di appartenenza. Molto spesso veniamo giudicati negativamente se non mangiamo, o non  beviamo, quello che nel nostro ambiente si ritiene “ faccia bene”; questo comportamento fa parte, purtroppo, della nostra generale diffidenza o avversione per tutto ciò che è in qualche modo “diverso”. Ogni regione, ogni paese ha dei cibi e delle bevande tradizionali; chi non si attiene a queste consuetudini viene spesso disapprovato o deriso . Mangiare e bere quello che mangiano e devono gli altri ci fa sentire socialmente accettati, o parte di una categoria, di un clan, insomma di un insieme di persone più ampio; in molte tradizioni mangiare o bere qualcosa era parte integrante di una iniziazione o di un rituale. Molte cerimonie, molte celebrazioni e avvenimenti importanti iniziano o si concludono con la condivisione di cibo. Mangiare insieme ha, da sempre, il significato di una condivisione; se una persona non accetta nulla di quello che le offriamo ci sembra, quasi, di venire rifiutati noi stessi. In molte religioni l’offerta di una vittima che viene mangiata assume un significato rituale, e Gesù stesso ha collocato il suo “testamento” spirituale nell’ambito di una cena conviviale

 

2) influenza del cibo abituale sulla biochimica dell’organismo ma anche a livello psichico. Ciò che non siamo più abituati a pensare, e che ci sembra perfino strano o incredibile, è che quello che mangiamo ci condizioni non solo a livello fisico, chimico, ma anche nei nostri pensieri, nelle nostre emozioni e perfino nelle modalità di relazione affettiva. Entro certi limiti siamo disposti ad ammetterlo: tutti sappiamo, più o meno, che un’alimentazione ricca di carne rende generalmente più aggressivi, mentre una  alimentazione vegetariana è tipica di persone più “calme”: non per nulla viene mantenuta in molti monasteri o presso comunità che praticano la non-violenza; ammettiamo anche che l’alcool in dosi eccessive renda collerici  o violenti o gelosi. Il linguaggio comune contiene molte espressioni in cui la chimica dell’organismo è collegata al comportamento, per esempio: una persona acida, un sentimento amaro,una frase pungente, una situazione piccante ecc. Dobbiamo recuperare la conoscenza, ben presente fino ad una-due generazioni fa, che gli “umori” del nostro organismo (sangue, linfa, bile, liquidi interstiziali ed articolari ecc) risentono di ciò che mangiamo e si riflettono intimamente sui nostri “umori” in senso psicologico. Di comune nozione è anche il fatto che mangiare spesso o sempre cibi che non ci soddisfano o che non ci sono familiari “mette di cattivo umore”.

Tutto questo non va sottovalutato nella scelta di un tipo di alimentazione, sia a livello personale che di prescrizione terapeutica.

La scelta di una alimentazione piuttosto che di un’altra va fatta quindi tenendo presenti le tradizioni alimentari della nostra terra, cercando di comprendere quali di queste derivino da una saggezza ed una esperienza accumulate nei secoli, e quando invece siano abitudini sbagliate che si sono radicate per ignoranza o per necessità e che l’abitudine ha consolidato, al di fuori di una reale utilità o vantaggio.

Ogni variazione nelle abitudini alimentari, al di fuori di situazioni di urgenza, va fatta con gradualità; ripetiamo ancora una volta che l’alimentazione va personalizzata tenendo conto costituzione (normolinei, longilinei, brevilinei)

età

peso

allergie ed intolleranze alimentari

capacità digestiva

gusti ed abitudini, tradizioni

eventuali situazioni alterate (soprappeso, ritenzione di liquidi o malattie vere e proprie)

 

L’ "ISTINTO" NELLA SCELTA DEL CIBO

Se noi fossimo in completo equilibrio psico-fisico ed affettivo, il nostro “istinto” ci guiderebbe infallibilmente nella scelta di quello che mangiamo, scelta nella quale, tra l’altro, coinciderebbero ciò che ci “fa bene” con ciò di cui “abbiamo voglia”. Spesso i bambini “mangerebbero” in modo corretto, ma siamo noi adulti a costringerli a mangiare in modo sbagliato. Per esempio molti bambini vorrebbero mangiare una sola pietanza a sazietà, e nient’altro; allora interveniamo noi, in obbedienza al principio che bisogna mangiare “un po’ di tutto”; invece un pasto semplice, fatto di pochi nutrienti opportunamente combinati (vedi più avanti, associazioni alimentari). È di norma più digeribile di un pasto in cui vengano mescolati molti cibi diversi.

Purtroppo il nostro “istinto” è quasi sempre deviato da abitudini e condizionamenti, per cui non “sente” più quello che ci fa veramente bene e non ci guida più ad una scelta corretta.

La produzione industriale del cibo, iniziata col “boom” economico degli anni sessanta, ha portato ad una enorme disponibilità di cibo, cibo non solo da “lavorare” in casa o da sé ma anche cibo confezionato. Questo, insieme alle esigenze commerciali dell’industria alimentare, ha portato a tutta una serie di nuovi condizionamenti realizzati anche attraverso i mezzi di comunicazione di massa (pubblicità). Sono stati quindi rapidamente “consacrati” comportamenti alimentari scorretti, che la stragrande maggioranza delle persone giudica oggi “normali” e che di normale, per la salute del nostro organismo, non hanno purtroppo nulla. Vediamo i più comuni.

La colazione dolce, tipo cappuccino-brioche

Il pranzo “primo-secondo-contorno” (ed eventualmente frutta, dolce, caffè…)

Perdita della stagionalità dei cibi

La pausa-pranzo troppo breve, il pranzo veloce

Lo spostamento degli orari dei pasti

I cibi raffinati

I cibi confezionati, surgelati, conservati

Mangiare senza attenzione, senza consapevolezza

Mangiare in locali affollati, rumorosi, pieni di altri stimoli

Bere “a garganella”

Inoltre l’alimentazione ha subito profondissimi cambiamenti, che esamineremo ora particolareggiatamente.

 

PRINCIPALI  CAMBIAMENTI  ALIMENTARI  NEGLI  ULTIMI   DECENNI

I cambiamenti nella alimentazione sono stati, negli ultimi decenni, molti e profondi. Chi ha meno di cinquant’anni non può rendersene conto, perché non ha fatto in tempo a mangiare come nell’epoca precedente; anche gli ultra-cinquantenni però, spesso non possono o non vogliono prendere atto di questa realtà, e di fatto continuano a pensare ed a comportarsi come se il cibo attuale fosse uguale a quello di prima: “il pane”, “il latte”, “la frutta” ecc. vengono ancora “vissuti” come se fossero quelli di sempre. La realtà è invece che quello di oggi è “un altro cibo” rispetto a quello di prima, anche se per molti aspetti “assomiglia” al cibo tradizionale.

Sia ben chiaro che il riferimento al cibo tradizionale non viene fatto, nel modo più assoluto, per una sorta di “nostalgia del passato” o per una generica valutazione dei “bei tempi andati”; nessuno vorrebbe tornare, è chiaro, alle carenze alimentari dei secoli precedenti. Il fatto è che l’alimentazione attuale va considerata da un lato migliore per disponibilità quantitativa e varietà degli alimenti, dall’altro decisamente peggiore per due motivi:

Inquinamento degli alimenti, dalla produzione alla lavorazione alla conservazione degli stessi

Nuove abitudini alimentari, spesso decisamente errate

 

CIBI BIOLOGICI E CIBI INDUSTRIALI

cibi biologici sono alimenti che provengono dall’agricoltura condotta con metodo biologico.L’agricoltura biologica è l’unico metodo di coltivazione regolata da precise norme europee. Sono gli unici alimenti certificati uno per uno da un apposito ente esterno.Sono esclusi i fertilizzanti chimici di sintesi, i diserbanti, gli anti- parassitari e gli organismi geneticamente modificati. Il terreno viene fertilizzato con concimi naturali (letame ).Per la difesa dai parassiti si opera con la prevenzione, con la cura del terreno  e utilizzando le varietà di piante più resistenti, non quelle che rendono solo di più in termine di produzione, quindi di guadagno. In caso di necessità si interviene con anti- parassitari di origine naturale o di uso tradizionale, come il solfato di rame (“verderame”). Si usa anche la lotta biologica con l’impiego di specie viventi antagoniste dei parassiti.

 

Per essere sicuri che un prodotto sia biologico bisogna accertarsi che sulla confezione ci siano le seguenti diciture:

  • da agricoltura biologica
  • regime di controllo CEE, controllato da…(uno degli otto organismi autorizzati in Italia
  • un codice tipo: IT ABC K234 T000999

questo in base ad una legge della Comunità Economica Europea

Che cosa significano queste sigle e numeri?

- IT sta per ITALIA

- ABC indica la sigla dell’organismo di controllo (in questo caso la sigla è inventata, tanto per rendere l’idea

- Z999 indica il codice del produttore; può essere formato anche da sole cifre

- T sta per prodotto trasformato, cioè lavorato; se il prodotto è fresco, ci sarà una F

- 001100 indica il numero progressivo annuale di autorizzazione di stampa delle etichette rilasciato dall’organismo do controllo.

 

Gli organismi di controllo affidabili ed autorizzati sono nove, e il nome (ovviamente di uno di loro) deve comparire sull’etichetta :

AIAB,  Bios, Suolo e Salute, Bioagricoop, Ccpb, Codex, Ecocert Italia, Imc, Qc&i

 

Che differenza c’è fra un cibo ottenuto con l’A.B.  e  con l’A. tradizionale?
 

Numerosi studi hanno dimostrato che i prodotti biologici sono notevolmente migliori quanto a contenuto di vitamine, sali minerali ed oligoelementi d contengono meno acqua

Tra l’altro l’A.B. è molto meno inquinante per l’ambiente della A: chimica.

Il sapore degli alimenti biologici è di norma migliore, il che ne aumenta la digeribilità

 

Costo degli alimenti biologici

Gli alimenti biologici costano di più, a volte notevolmente di più di quelli “normali”.

I prezzi sono maggiori perché il metodo prevede:

- più manodopera

- quantità prodotte inferior

- costi di controllo e di certificazione-costi di trasporto e distribuzione (pochi punti di vendita dispersi in aree vaste)

 

Al dilà del maggior costo immediato però, bisogna fare anche un’altra considerazione: bisogna tener conto delle spese a cui andremo incontro nel tempo per riparare i danni prodotti dall’alimentazione “tradizionale”, colle sue centinaia di sostanze chimiche nocive che mangiamo  più volte ogni giorno. In ogni caso, non sono giustificati prezzi al dilà del 30-50% in più

Obiezione spesso addotta contro i cibi biologici : “Non può esistere un cibo biologico perché l’aria è inquinata”.E’ vero che l’aria è inquinata ma l’A. “normale” aggiunge inquinanti altrettanto o molto più tossici irrorando il terreno con liquidi o spargendovi polveri ottenute chimicamente In un metro cubo di aria di città si possono trovare circa 10 mgr di inquinanti (soprattutto ossido di carbonio), contro i 1000 o 2000 mgr di fitofarmaci per mq che riceve in un anno un  terreno coltivato. In ogni caso, perché devo aggiungere un inquinamento ad un altro inquinamento?

 

Reali “rischi” possibili nell’ambito del biologico.

Sono purtroppo “rischi” non certo dovuti ai cibi biologici in sé, ma alla eventuale disonestà degli operatori del settore

non è detto che in un negozio di alimenti biologici si trovino solo alimenti biologici. conviene sempre controllare le etichette

malafede del commerciante (scambio di alimenti)

 

PRINCIPALI   CAMBIAMENTI   NELLE   ABITUDINI   ALIMENTARI

Esamineremo adesso i principali cambiamenti avvenuti nelle abitudini alimentari; esso sono spesso da ritenere degli errori per tutti; all’interno di questo discorso va poi approfondito il significato che ogni “errore” ha per ognuno a seconda del gruppo sanguigno, intolleranze alimentari, capacità digestiva ecc. cioè dei fattori individuali

 

  • Eccesso di proteine animali. L’enorme disponibilità di animali allevati a scopo alimentare

ha rapidamente portato, a partire dagli anni sessanta, ad un massiccio incremento del consumo di proteine animali (carne, pesce, uova, latte, formaggi, insaccati).

- la carne è sempre stata vissuta, nei secoli passati, come un cibo di lusso, appannaggio dei ricchi e dei potenti; mangiare carne, inoltre, prolunga la sensazione di sazietà e “riscalda”, quindi l’alimentazione povera di carne dei secoli precedenti era associata nella coscienza collettiva alla fame ed alla miseria.. Nulla di strano quindi che, appena possibile, tutti si siano buttati sul consumo di carne come su una possibilità finalmente alla portata di tutti. Purtroppo si tratta di una carne alterata nella sua composizione (questo vale per tutti gli alimenti della presente lista e quindi non vi si richiamerà più l’attenzione) ; a parte questo, la carne è uno dei cibi più acidificanti: le proteine sono costituite da “mattoni” che sono gli amminoacidi; il nome stesso è eloquente in tal senso. Per convincervene, assaggiate ed assaporate attentamente un pezzetto di carne cruda

- latte e latticini.  Il latte è uno dei cibi migliori nell’immaginario collettivo. Purtroppo le profonde modifiche viste più sopra (mucche alimentate con mangimi artificiali, ormoni, farmaci

e la lavorazione industriale del latte e derivati) lo hanno profondamente  alterate, fino a renderlo un cibo acidificante. Anche i formaggi sono acidi ed acidificanti (assaggiatene un pezzo ed assaporatelo con attenzione ). Inoltre, l’impiego che se ne fa oggi è enormemente superiore a quello del passato; se ne può rendere ben conto che ha una intolleranza al latte, ed essendo costretto a porvi attenzione constata quante volte ed in quante forme latte e derivati entrano nell’alimentazione, spesso senza che ce ne rendiamo  conto. Secondo un ricercatore francese che ha passato in rassegna i dati di tutto il mondo l’enorme aumento del consumo di latticini è una delle cause principali dell’aumento di problemi al seno femminile, sia in senso benigno (cisti, noduli, mastopatia fibrocistica) che maligno

- insaccati. La carne di maiale non è benefica per nessun gruppo sanguigno; se può essere quindi accettabile mangiarne occasionalmente, anche il consumo di insaccati è cresciuto enormemente, sia in forma di panini che aggiunti a molti cibi per insaporirli

 

Sommando ai precedenti cibi anche il pesce e le uova, risulta che molte persone mangiano proteine animali ogni giorno o addirittura due o tre volte al giorno. Le proteine animali sono però fra i cibi più acidificanti e contengono grassi saturi, i meno favorevoli per le arterie. Vanno quindi consumate con moderazione

 

  • Eccesso di zucchero. Si fa continuamente confusione fra “zuccheri” e zucchero. ; Gli Z.

o carboidrati o idrati di carbonio o glucidi sono una vasta famiglia di sostanze con molecola più o meno complessa (zuccheri semplici o composti). “Gli” zuccheri non nocivi sono quelli della frutta, della verdura (molte verdure ne contengono, come i piselli, le carote, le rape rosse, le patate dolci, la zucca, i topinambur ma in minore misura un po’ tutte le verdure), dei cereali, del miele. Completamente diverso è il discorso per “lo zucchero” (saccarosio) che è di due provenienze: di canna e di barbabietola. Lo zucchero di canna grezzo non raffinato va bene assunto in piccole quantità; molto dello zucchero di canna presente sul mercato (o nei bar) è però raffinato, e si riconosce dal fatto che è cristallino: in questo modo cambia proprietà; peggio ancora è lo Z. raffinato e cristallizzato di barbabietola ( zucchero bianco). Gli effetti negativi dello Z. raffinato sono:

fermentazione intestinale per disturbo della flora batterica; più facile sviluppo di Candida

 

rapidi picchi e valli del tasso di glucosio nel sangue

stimolo potente alla produzione di insulina, con possibile esaurimento negli anni di questa funzione

più facile formazione di carie ai denti

abitudine ed assuefazione

 

  • Eccesso di cereali raffinati, lievitati e cotti in forno.   La  raffinazione dei cereali porta via, oltre alla crusca (fibre), che aumenta la massa intestinale e facilita l’evacuazione, anche il germe, ricco di vitamine, fattori di crescita e della informazione della vita.

Ma la lievitazione e la cottura in forno rendono i cereali più acidi e favoriscono le                                      fermentazioni intestinali, che danneggiano la flora batterica. il pane appena lievitato e cotto è irritante per lo stomaco e provoca fermentazioni intestinali:il pane naturale si può consumare anche per alcuni giorni dopo la cottura. Secondo tutte le Medicine (prima fra tutte quelle ufficiale) il         pane fresco non va dato alle persone di stomaco delicato. In passato veniva sempre mangiato pane secco o biscottato, comunque mai appena cotto.

 

  •  Eccesso di solanacee.  Questa verdure (patata, pomodoro, melanzana, peperone,) contengono un alcaloide, la solanina, che è tossico per l’organismo

 

  • Perdita della stagionalità dei cibi. Questo riguarda tutti gli alimenti (frumento, olio di oliva,solanacee). Probabilmente questo, insieme alla adulterazione dei cibi, è la principale causa delle intolleranze alimentari.

 

  • Consumo si sale marino raffinato.

 

Sale di miniera cristallino o  Oro bianco 

IMPERFETTA DIGESTIONE

Non bisogna qui pensare necessariamente a malattie dell’apparato digerente, le quali comportano ovviamente cattiva digestione: è sufficiente una imperfetta digestione, la quale comporta appunto, come si è detto prima, la produzione anche quotidiana di tossine; queste tossine andranno a depositarsi nei vari organi, con le conseguenze che vedremo.

Segni di imperfetta digestione: scarso appetito negli orari in cui dovrebbe esserci, pesantezza digestiva, sonnolenza dopo mangiato,pancia gonfia, lingua sporca, borse sotto gli occhi, scarsa lucidità mentale, ritenzione di liquidi, catarri sulle mucose (occhi, naso, orecchie, organi genitali)feci molli, puzzolenti, pesanti, con muco o residui indigeriti: l’evacuazione sana avviene al mattino presto, le feci galleggiano sull’acqua della tazza, non sporcano molto.

La presenza abituale di gas nell’intestino (meteorismo) è segno di alterazione cronica della flora batterica intestinale: si tratta di miliardi di batteri che sono presenti normalmente  nel nostro intestino e sono assolutamente indispensabili per la nostra salute; infatti essi producono vitamine e mantengono la normale acidità dell’ambiente intestinale. La flora batterica intestinale viene danneggiata da:

additivi alimentari- antibiotici- antifungini- pillola- cortisone- molti altri farmaci

La persistente alterazione della flora batterica provoca diminuzione delle difese immunitarie, allergie, malattie auto-immunitarie (l’organismo “aggredisce” parti di se stesso), inoltre micosi (infezioni da funghi compresa la famigerata Candida),cistiti e vaginiti a ripetizione.

 

Principali cause di maldigestione.

* N.B.: queste nozioni valgono per la media delle persone

-mangiare anche se non c’è vera fame; la vera fame si accompagna ad una sensazione di vuoto alla stomaco che richiede imperiosamente cibo; questa è la premessa per una buona digestione;

-mangiare prima che sia stato completamente digerito il pasto precedente: è l’altra faccia della medaglia del punto precedente; è sbagliato mangiare spesso (spuntini):l’esigenza di mangiare al difuori dei tre pasti principali significa che l’organismo non è ben nutrito, a meno che non vi siano disturbi alimentari di origine affettiva;

-mangiare in orari sbagliati: i tre pasti principali dovrebbero avvenire al mattino, fra le undici e le tredici, la sera il più presto possibile; lo stesso identico pasto non sarà digerito allo stesso modo a mezzogiorno e alle quattordici e trenta, oppure alle diciannove e trenta o alle ventidue; non bisognerebbe mangiare di notte (altro

motivo per andare a letto presto)

-mangiare in condizioni sbagliate: ambienti caotici o rumorosi, mangiare in fretta,

quando si è nervosi o arrabbiati, mangiare guardando la televisione;

-non masticare a sufficienza: il cibo dovrebbe essere deglutito solo dopo essere stato ridotto ad una poltiglia quasi liquida; moltissimi disturbi e malattie derivano in buona parte da una quotidiana, insufficiente masticazione;

-abbinamenti sbagliati: latte con cibi acidi (limone o aceto o spremute di arancia),

pomodoro e formaggio (si formano dei Sali di ossalato di calcio che facilitano la formazione di calcoli) pane e pasta con carne e pesce, carne e pesce con grassi come panna e formaggio (il grasso ostacola la digestione della carne)

-perdita della stagionalità dei cibi (v.sopra)

-abitudini alimentari sbagliate              “     

 

E’ ovvio che anche l’abuso di alcool, le droghe ed il fumo di sigaretta (attivo e passivo) portano a molti disturbi e malattie; le conseguenze di queste tossico-dipendenze sono così note che non mi soffermo ad illustrarle.

  

Esistono molti motivi per i quali una persona può non digerire bene un alimento. Abbiamo già visto l’importanza di una completa e corretta digestione per la salute, per la prevenzione delle malattie e per la cura della maggior parte delle stesse (se non per tutte).

I fattori in gioco per una incompleta o cattiva digestione sono:

 

- per quanto riguarda il cibo:

cattiva scelta (cibi avariati, non freschi, male conservati)

cibi freddi, crudi (se mal  tollerati)

cattiva cottura

errata associazione alimentare

 

- per quanto riguarda la persona

mangiare senza fame

mangiare prima di avere terminato la digestione del pasto precedente

assunzione di cibo sgradito o mangiato controvoglia o per imposizione

scarsa masticazione

mangiare in fretta

mangiare con uno stato d’animo negativo (paura, collera)

mangiare in ambienti rumorosi, caotici

mangiare in orari inappropriati

 

ed inoltre;

mangiare cibi non appropriati per il proprio gruppo sanguigno

mangiare cibi a cui si é allergici

carenza enzimatica per la digestione di un cibo (caso tipico: latte e derivati)

idiosincrasia personale, di difficile interpretazione

 

Vediamo dunque che cosa si intende per “Intolleranze alimentari” (che rientrano nel  punto 2 mangiare cibi a cui si è allergici).

 

INTOLLERANZE  ALIMENTARI

La Medicina corrente riconosce un tipo di allergie alimentari, quelle immediate, che possiamo chiamare “IgE-dipendenti”; si chiamano così perchè alla assunzione del cibo abvviene una reazione molto rapida, pressochè immediata, che coinvolge anticorpi già presenti nel sangue: essi si chiamano,; appunto, immunoglobuline (Ig)E; Questa reazione provoca la comparsa di disturbi quasi immediati come rossore, prurito, formicolio; tipico é il caso di chi ha una orticaria dopo aver mangiato fragole, ad esempio.

Completamente diversa é la reazione che chiamiamo intolleranza alimentare che è in realtà una forma di allergia ritardata: la reazione è molto lenta, può avvenire nell’arco di ore o addirittura di uno-due-tre giorni; L a reazione provoca alterazioni a carico dei Globuli Bianchi, alterazioni che vanno da un rigonfiamento ed arrotondamento fino alla comparsa di vacuoli ed in casi estremi (rarissimi) rottura dei globuli stessi.

Queste reazioni allergiche riguardano inoltre cibi che mangiamo ogni giorno o quasi: le più comuni riguardano infatti latte e derivati, frumento, uovo, pollo, carne bovina, pomodoro, patata, caffè, the, cioccolata, olio di oliva. Ciò che è anche impressionante è che ormai tutti noi, a partire dai bambini piccoli, abbiamo una o più di queste allergie alimentari; ciò è dovuto a due fattori: i cibi che mangiamo sono completamente diversi dagli stessi cibi di qualche decennio fa, ma il nostro sistema immunitario non ha fatto a tempo ad adeguarsi ad un cambiamento così rapido; secondo fattore, da alcuni decenni mangiamo alcuni cibi (latticini, olio di oliva, frumento in varie forme, pomodoro ecc.) trecentosessantacinque giorni all’anno, senza tenere minimamente conto della stagionalità dei cibi stessi.

Le intolleranze alimentari provocano e/o aggravano moltissimi disturbi e malattie sia digestive (gastrite, colite, feci molli, rettocolite ulcerosa ecc.) sia extra-digestive (emicrania, dermatiti, eczemi, ritenzione di liquidi, cisti, noduli, ipertensione, attacchi di panico, obesità, aumento del colesterolo) e tanti altri problemi.

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